Sicilia bedda, non vorrei partire

Quando arrivo in Sicilia, quando torno fra i ricordi dell’infanzia e di ragazza, sento la frenesia di riappropriarmi di posti, sensazioni, profumi che invece entrano dentro lentamente. Ogni volta è un trambusto di emozioni. A picca a picca i ritmi frenetici della quotidianità si perdono nella dimensione della vacanza. Anche se all’inizio pare pure brutto non lavorare, non produrre, starsene in relax, godersi l’incanto della natura, i racconti, rimanere affatati dai colori intensi e dai tramonti. Anche lo smartphone, che è ormai un prolungamento di te, finisci col dimenticarlo sul comodino.

A Punta Secca, a pochi mesi, ho fatto i primi bagni con i cuginetti. Non che me lo possa ricordare, ma ho le foto sulla spiaggia dove adesso si fermano autobus di turisti per scattare foto alla casa del commissario Montalbano. Qui come a Ragusa Ibla e in altri luoghi diventati set della saga di Camilleri, ristoranti e piatti tipici portano il nome del commissario impersonato da Zingaretti. L’attore si è talmente legato a questi posti da essercisi comprato una casa.

Arrivo la sera, poso le valige al piano terra di una villa ombreggiata da un ficus gigante. E poi in spiaggia, quando il cielo è già scuro ma una luna quasi piena dà un chiarore magico alle facciate orientali contornate di palme e pini dalle braccia larghe. Dalla camera da letto sento il rumore del mare, è irrequieto stasera, come me. Ma al mattino seguente il mare è immobile nel suo blu profondo come il cielo, a Sampieri. Un paese di pescatori, con le case in pietra e le persiane verdi o celesti, un lungomare dove andrei volentieri ogni sera a rigenerarmi. Un banchetto vende semi e ceci essiccati. Ne mangiavo così tanti da adolescente che mi si spaccavano le labbra per il sale. Al tramonto raggiungo Donnalucata, nel cui intrigo di straduzze stritte stritte finisco spesso per disorientarmi. Sul lungomare aspetto i pescatori e scelgo tra quello che c’è. L’odore è forte ma vero. Cucinato, qualsiasi pesce, anche il più semplice come le acciughe, sprigiona un profumo delizioso. Insieme agli aromi, alle spezie. Metto l’origano ovunque. Per me è un pezzo di Sicilia. Non posso non fare una visita alla splendida riserva naturale del fiume Irminio. È come entrare in un mondo sospeso, dove l’uomo non è mai esistito. Ogni scena può sembrare un quadro. La vegetazione folta e selvaggia tra i muri a secco lascia intravedere l’azzurro del mare che si infrange sui sassi a riva. La spiaggia bianca è stata quasi tutta erosa.

Nella casa presa in affitto ci sono molti libri sui mobili. In camera mia trovo un romanzo di Jorge Amado e “Creatura di sabbia” di Tahar Ben Jelloun. Apro il primo e leggo una frase a caso.

“Mi dica un po’, lei che scrive sui giornali, perché si deve sempre aver bisogno di due amori, uno non basta a riempire il cuore?”. Sorrido.

Questo viaggio è anche un importante momento famigliare. Mio cugino, padre col suo bel bimbo in braccio, mi intenerisce. Gli asciuga il sudore preoccupandosi di non fargli prendere vento. Lui sgambetta, in attesa di mangiare.

Quando riporto l’auto presa a noleggio, un ragazzo mi accompagna in aeroporto. Si ferma un attimo, mi guarda e dice: “Sei proprio sicura di voler partire?”

 

Val delle Rose, il vino incontra l’arte

È passato un anno dalla mia prima visita alla Tenuta Val delle Rose, a pochi minuti da Grosseto, in località Poggio La Mozza. Immersa nel verde delle vigne che distese su collinette creano uno scenografico effetto onda, la cantina unisce tradizione e modernità. Il casale che ieri sera ha accolto i visitatori è adesso completamente restaurato, arredato e curato in ogni dettaglio. Le bottiglie di vino adagiate nelle vetrine di legno scuro, i libri e le foto della Maremma colpiscono subito lo sguardo. E l’attenzione al particolare mi delizia. Come i vasi di rose rosse con i tappi di sughero che sembrano diventare i loro gambi. L’immagine d’impatto è splendida. I vigneti, il cielo sfumato di rosa e grigi al tramonto, il prato verde e le rose di fronte al casale dove gli ospiti degustano vini e piatti tipici come la pappa al pomodoro.

A venti anni dall’acquisizione della Tenuta maremmana, la famiglia Cecchi ha aperto la stagione estiva di Val delle Rose con un nuovo mood e con nuovi obiettivi che puntano non solo alla viticoltura ma anche all’ospitalità. Vino non vuole dire più solo vite e vinificazione, ma anche visite e degustazioni, in una sola parola: enoturismo. A questo proposito, Andrea Cecchi, alla guida dell’azienda con il fratello Cesare, spiega: “Siamo stati fra i primi ad arrivare in Maremma nel 1996, quando acquistammo 25 ettari di terreni vitati che oggi sono arrivati a 180. Abbiamo visto crescere questo territorio e le sue denominazioni e vorremmo dare un contributo a nostra firma. Con questo importante investimento, abbiamo voluto valorizzare questa terra e non solo, ci siamo dati come obiettivo quello di renderlo noto in tutto il mondo creando più reti possibili sia attraverso i nostri vini che attraverso le nostre attività”.

La Tenuta è un luogo dove assaporare la vera Maremma con uno stile elegante e confortevole. A Val delle Rose è possibile fare tour in vigna e in cantina, degustazioni oppure fermarsi per un calice di vino in abbinamento con qualche prodotto locale. Tutto, preferibilmente, su prenotazione. Le varietà coltivate sono il Sangiovese, Merlot, Petit Verdot, Cabernet Sauvignon, Colorino e una superficie sempre più importante di Vermentino. Da queste nascono i vini: Morellino di Scansano Docg, Morellino di Scansano Riserva “Poggio al Leone” Docg, Maremma Toscana “Aurelio” Doc e Maremma Toscana “Litorale” Doc.

Alla fine del 2011 è stata completata la nuova cantina di vinificazione e invecchiamento, collegata all’area dedicata all’ospitalità. Il visitatore si troverà a seguire il percorso che trasforma l’uva in vino alla fine del quale verrà accolto in un ambiente confortevole dove poter degustare la produzione di Val delle Rose. Per gli interni dell’area dedicata all’ospitalità, l’architetto Luigi Fragola, siciliano ma di adozione fiorentina, ha saputo dare calore a tutta la struttura. Sin dall’ampio ingresso, si ha la sensazione di entrare in una dimora privata dove predominano i colori tenui dell’écru e del grigio. Il parquet dona calore e le boiseries che incorniciano le finestre, mostrano la natura circostante come se fosse un quadro. Anche gli esterni sono studiati con professionalità e meticolosità. Si è scelto di utilizzare piante autoctone, disposte in maniera geometrica intorno all’edificio e tutt’intorno. Il risultato è un tripudio di colori e profumi che incantano gli occhi e i sensi.

Per il periodo estivo Val delle Rose ospita quattro importanti appuntamenti legati a diverse arti, il titolo della rassegna è “Val delle Rose presenta…”. Tutti gli appuntamenti hanno lo stesso costo di 20 euro ed è obbligatoria la prenotazione (0564. 409062).

Si arriva per le 19.30 per godere del tramonto sulle vigne, si fa una visita in vigna e in cantina, si degustano i vini della tenuta e si mangia del cibo tipico, per poi seguire uno spettacolo sotto il cielo stellato. Ieri l’inaugurazione con in programma la proiezione del film “Station to Station”, in collaborazione con Lo Schermo dell’Arte.

Sabato 16 luglio farà tappa a Val delle Rose il “Teatro nel bicchiere”, originale festival itinerante di teatro, vino e performance, con lo spettacolo comico “Le Sommelier” di Freak Clown.

Sabato 6 agosto “Divino Flamenco”, una serata di danza con il flamenco di Francesca Stocchi. Un momento unico di condivisione attraverso uno spettacolo coinvolgente dove il dialogo tra vino e arte avviene tramite il flamenco.

Sabato 10 settembre “Musica da Ripostiglio” in concerto con il loro coinvolgente repertorio swing dalle influenze gitane e francesi.