Tardelli, “Tutto o niente, la mia storia”

“Il mio urlo è durato 7 secondi. Il mio amico Gaetano Scirea mi ha passato la palla in area e l’ho colpita in scivolata. Rete. Italia 2, Germania 0. Il boato di 90 mila persone e io”. Come dimenticare i Mondiali del 1982? A più di trenta anni dall’urlo di Madrid, Marco Tardelli racconta alla figlia Sara la sua storia, nata da una passione assoluta come un grande amore, che nessun ostacolo, nessun rifiuto, è mai riuscito a spegnere: il calcio.

L’ultimo appuntamento di Capalbio Libri 2016 è stato dedicato a Marco Tardelli, che ha presentato la sua autobiografia “Tutto o niente. La mia storia”, pubblicata da Mondadori. Nel ruolo non facile – Tardelli uomo di poche parole – di conduttrice dell’incontro la giornalista e direttore editoriale di Capalbio Libri, Denise Pardo. Presentazione arricchita dalle letture di alcuni brani del libro, interpretati dall’affascinante e talentuosa attrice Marta Mondelli.

Il racconto parte dall’infanzia passata tra i monti della Garfagnana e la periferia di Pisa, le prime partite all’oratorio di padre Bianchi, che alimenta il suo sogno, contrastato all’inizio dai genitori; i soldi guadagnati durante le vacanze estive come cameriere e i deludenti provini per i club di serie A, finiti tutti allo stesso modo: “È bravo, ma con quel fisico non può fare il calciatore”. Giudicato troppo magro. Poi, a soli 20 anni, dopo aver indossato le maglie di Pisa e Como, Marco approda alla Juventus di Gianni Agnelli e Giampiero Boniperti, una grande squadra che è innanzitutto una scuola di vita, e con la quale in dieci anni conquista un’impressionante serie di vittorie: 5 Scudetti, 2 Coppe Italia, una Coppa dei Campioni, una Supercoppa europea, una Coppa delle Coppe, una Coppa Uefa. Nel mezzo, la gloriosa carriera azzurra con la Nazionale di Enzo Bearzot nell’entusiasmante spedizione in Argentina (1978), in quella trionfale in Spagna (1982) e in quella sfortunata in Messico (1986). E quando l’avventura con il calcio giocato sembra finita, perché sarebbe stato per lui impossibile raggiungere nuovi traguardi, la carriera da allenatore condotta con alterne fortune: le gioie provate alla guida delle Nazionali giovanili, le delusioni sofferte sulla panchina dell’Inter e le stimolanti esperienze all’estero, prima come commissario tecnico dell’Egitto e poi come vice di Trapattoni alla guida dell’Eire, privato per un gol irregolare di una storica qualificazione ai Mondiali in Sud Africa (2010). Tutto o niente è la storia dell’uomo Tardelli, “nato alla buona”, di natura ribelle e con un “cromosoma contadino”, delle sue amicizie, degli indimenticabili incontri con campioni e colleghi ma anche con ristoratori e taxisti, e dei rapporti con i figli, Sara e Nicola, e con le donne della sua vita. Una vita vissuta sempre di corsa, in campo e fuori, ma senza sbandamenti.

“Mia figlia Sara, giornalista, mi ha aiutato a scrivere questo libro – racconta Tardelli – ed è stata molto brava. Sono proprio soddisfatto. Abbiamo scelto di non mettere foto perché è più bello lasciare immaginare quello che ho provato”. Un libro interessante anche per chi non segue il calcio perché è una storia di vita vissuta intensamente tra continue sfide, una passione totalizzante che mette la squadra sopra a ogni cosa. Certo ai Bianconeri spunterà il sorriso con frasi tipo: “La Juve è stata una famiglia per me”. Non mancano critiche alla situazione attuale. “Anche in passato ci sono state scommesse, cose che non andavano bene, ma adesso – osserva Tardelli – si guarda a fare business piuttosto che calcio. Bisogna ricominciare dai giovani. Il calcio deve tornare a insegnare valori importanti”.

Un incontro molto partecipato. Chi ha vissuto la tensione e la gioia dei Mondiali ’82 non può non provare nostalgia ed emozionarsi. Io ero piccola allora ma ricordo che mia madre, preoccupata che mio padre si sentisse male per l’eccessiva agitazione davanti alla tv, lo fece infilare sotto a una doccia fredda. 

La decima edizione di Capalbio Libri si è conclusa con numeri da record: oltre 3mila le presenze, 9 le serate per 9 libri, 30 gli ospiti illustri. Il festival del piacere di leggere in piazza è ideato da Andrea Zagami con la direzione editoriale di Denise Pardo, e organizzato dall’agenzia di comunicazione Zigzag in collaborazione con il Comune di Capalbio. Ottimi consensi dal pubblico e grande partecipazione per le serate dedicate agli autori Sergio Staino, Federico Rampini, Marco Tardelli, Myrta Merlino e Francesca Scopelliti, tra interventi dalla platea e confronti sul palco. Ma tanti gli applausi anche per Gianluca Comin, Elena Stancanelli, Franco Debenedetti e Antonio Padellaro. Sono arrivati sul palco rosso di piazza Magenta, tra conduttori e ospiti, anche Massimo Bray, Annalisa Bruchi, Marco Damilano, Tommaso Cerno, Massimo Ammaniti, Mariolina Sattanino, Chiara Beria d’Argentine e Sergio Rizzo. Il “piacere di leggere” ha conquistato anche i social. Durante la serata finale, oltre alla presenza del campione del mondo Marco Tardelli, anche un piccolo flash mob letterario, in cui tutto il pubblico ha posato con in mano un libro. Ma già si pensa alla prossima edizione.

“Con il direttore editoriale Denise Pardo – spiega Andrea Zagami – siamo al lavoro per il 2017, con importanti novità in fatto di programmazione e di collaborazioni editoriali. Vogliamo coinvolgere gli scrittori più giovani in un contest letterario: quest’anno, infatti, abbiamo ricevuto 107 autocandidature per partecipare al festival. Per il 2017 ne sceglieremo uno, in collaborazione con una importante testata nazionale, e gli daremo l’opportunità di presentare la sua opera sul palco di piazza Magenta”. 

 

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