“Sordomutuo”, la vita agra di Alessandro Angeli

La storia racconta di un aspirante scrittore alle prese con due bambini da crescere insieme alla moglie ostetrica, un lavoro precario da insegnante, un mutuo da firmare, e il confronto quotidiano, febbrile, a tratti scoraggiante, con il suo ineguagliabile maestro John Fante. Lo scrittore Alessandro Angeli nel libro “Sordomutuo”, edito da Strade Bianche di Stampa Alternativa, non si trova un alter ego, né costruisce un protagonista che gli assomigli. A parlare in prima persona è proprio lui, Alessandro Angeli, che con grande schiettezza ci stampa davanti la sua “vita agra”. Il sottotitolo “Come diventare il più grande scrittore del tuo condominio nonostante la famiglia” stabilisce già, prima di aprire il libro, una necessità di isolamento per potersi concentrare e mettere tutto sé stesso nella scrittura, nel sogno di affermarsi come grande autore. Un desiderio che non c’entra niente con i soldi o con la fama ma piuttosto con una profonda soddisfazione personale da voler conquistare, nonostante la famiglia. È un impegno tirare su due figli, pur con una madre accudente ma che comunque lavora, pur con nonni pronti a dare una mano. A distrarre dal sogno arrivano febbri e vomiti dei bambini, la stanchezza di non perderli d’occhio un attimo, notti semi insonni, il legame di coppia da far funzionare senza lasciarsi schiacciare dalle incombenze quotidiane… Ma quella stessa vita familiare è nutrimento. Tornare a casa ed essere accolti dal viso sorridente del piccolo Martino, giocare con Francesco, una serata spensierata con la moglie Serena che basta a far ricordare a entrambi che l’amore c’è ancora, c’è sempre stato, e non è coperto dai pannolini, né dai pigiamoni. La lettura scorre, fa sorridere e riflettere. Alessandro si mostra senza indugi nei suoi pensieri più intimi, nelle preoccupazioni, nelle aspirazioni. È un libro ben scritto, asciutto, a cui non toglierei una frase. Alessandro ama alla follia John Fante, cita i suoi libri e le sensazioni che gli suscitano. Ma, come precisa l’editore Marcello Baraghini nella prefazione, “non copia Fante, semplicemente si nutre di lui e così scaturiscono le pagine dei suoi racconti di vita quotidiana senza una riga di finzione, ma anche senza pietà, senza difese, senza commiserazione…”.

In alcune situazioni potranno ritrovarsi in molti, il primo giorno di insegnamento, la paura di farsi mettere i piedi in testa dagli allievi, di non ricordarsi tutto quello che c’è da spiegare. Il timore di sbagliare, di non essere all’altezza. Scrupoli che spesso si fa non chi meno sa ma chi è abituato ad aspettarsi molto da sé stesso.

Alessandro apre la porta di casa propria al lettore. E ammiro il coraggio di fregarsene del giudizio altrui. Non che ci sia nulla di sconcertante nella sua vita familiare. Ma lui ci fa entrare sin nelle viscere.

Io e Serena eravamo l’uno il contrario dell’altra. Le volte che andavamo al mare, per dire, e il cielo limpido ci mostrava le sagome montuose all’orizzonte, io rimanevo affascinato in contemplazione, mentre lei, accanto a me, puntando l’indice in aria cominciava ad enumerare: “Quello lì è il Giglio, accanto c’è Montecristo, questa qui invece è l’Elba”. Restavo ad ascoltarla ammutolito, perché per me quei contorni misteriosi avevano tutti il solito nome: libertà.

Alessandro entra nei colori, nei paesaggi, nelle situazioni, osserva e ci si immerge per empatia. Diventa fiore, albero, quartiere desolato, mare. Con la sua sensibilità riesce a sentire e far sentire.

Il libro, uscito nell’estate 2017, è stato presentato alla Cava di Roselle, a Grosseto, e il 9 settembre alle 21.30 sarà illustrato al Festival internazionale di letteratura resistente organizzato da Marcello Baraghini nei locali di Strade Bianche, in via Zuccarelli 25, a Pitigliano. Al fianco dell’autore ci saranno Andrea Rocchi e Luca Bonelli. Il festival si concluderà domenica 10 settembre con “Gli scrittori ergastolani”: Carmelo Musumeci, Bruno Ventura e Nicola Valentino dialogano con Giuliano Capecchi, Francesca De Carolis e Nadia Bizzotto.

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