Comandante Alfa: “Diamo ai giovani esempi da seguire”

“Tutti gli uomini conoscono la paura. Pochi sanno trasformarla in coraggio. Io ho imparato a farlo. Nascondo il volto con un mephisto, ho un nome in codice, nemmeno gli amici più intimi sanno quello che faccio. Ho scelto di vivere nell’ombra per servire e proteggere lo Stato… Non sono un superuomo, ma un uomo normale chiamato però a imprese straordinarie”.
L’aria è tiepida, sa di primavera. Siamo nella troniera delle Mura di Grosseto che ospita la Proloco, tra vasi di cactus, le sedie schierate di fronte a me in attesa del Comandante Alfa. La chiostra lentamente si riempie. Sento un po’ di adrenalina, non so se riuscirò a stabilire sintonia con l’autore del libro “Io vivo nell’ombra”, pubblicato da Longanesi. Di solito, prima delle presentazioni, parlo al telefono con gli scrittori, c’è un contatto, uno scambio di idee. Invece qui nulla. Quando il Comandante Alfa, uno dei cinque soci fondatori del Gis, entra e si avvicina per sedersi nella poltrona accanto alla mia, lo saluto, ci stringiamo la mano. Indossa il mephisto per ovvie questioni di segretezza e sicurezza. Anche questo mi preoccupa. Che vedendo soltanto i suoi occhi, io non riesca a stabilire una vicinanza, quella empatia che trasforma le presentazioni in una piacevole conversazione. E invece è successo lo stesso. Perché il Comandante Alfa indossa il mephisto ma parla con il cuore, non si elogia, non procede per luoghi comuni, non è celebrativo, né freddo. Cerca soprattutto di dare messaggi positivi ai giovani, è un uomo di valori ed è pragmatico. Nel pubblico eterogeneo ci sono anche studenti, liceali e più piccoli. L’incontro è stato organizzato dalla libreria Mondadori e dalla Proloco di Grosseto.
Sono onorata di poter introdurre la presentazione del libro del Comandante Alfa, che è stato protagonista della nascita e dello sviluppo del Gis, il Gruppo di Intervento Speciale dei Carabinieri, costituito ufficialmente nel 1978 in funzione antiterroristica negli Anni di Piombo e che è considerato una delle migliori forze speciali al mondo.

Il Comandante Alfa, che è stato decorato con la Croce d’oro, la massima onorificenza a cui un carabiniere possa aspirare, nel libro “Io vivo nell’ombra” ripercorre le operazioni più salienti della propria carriera, che sono state di vario genere poiché i compiti del Gis riguardano: antiterrorismo, intervento nel caso di dirottamenti aerei e di navi, liberazioni di ostaggi, arresto di pericolosi criminali, risoluzioni di crisi in sedi diplomatiche. A questi impegni si affianca l’attività di scorta e protezione di capi di Stato esteri in visita in Italia, e di alte personalità italiane in patria e all’estero.
Nel libro si sussegue dunque una miriade di interventi ad altissimo rischio, a partire dalla rivolta nel supercarcere di Trani, alla fine del 1980. Questa è la prima vera operazione del Gis, dopo un lungo addestramento. Cosa era successo? Il tentativo di evasione di alcuni brigatisti rossi si era trasformato in una rivolta di tutti i reclusi. Dieci agenti della Polizia penitenziaria erano nelle mani dei detenuti. Quindi venne deciso l’intervento del Gis. Fu un pieno successo, poiché vennero liberati tutti gli ostaggi e fu domata la rivolta senza spargimento di sangue.
Il libro traccia anche una parte di storia d’Italia e non solo. Gli Anni di Piombo, il terrorismo di Destra e di Sinistra, la stagione dei sequestri, fino alla liberazione di Cesare Casella, l’Iraq sconvolto dalla caduta del regime di Saddam Hussein, gli attentati e le stragi di Nassiriya; gli scontri in Afghanistan… La protezione del magistrato antimafia Nino Di Matteo.
Mi sono preparata un discorso introduttivo, che però decido di dire solo in parte. Sono tutti qui per ascoltare il Comandante Alfa e, dopo pochi minuti di presentazione, è giusto passargli subito la parola, attraverso una serie di domande, proprio come una intervista.

Sempre pronti a partire, 24 ore su 24, in 30 minuti dalla base. Trani la prima di una lunga serie di operazioni.

“Vorrei che soprattutto i giovani, che sono il nostro futuro, conoscessero il nostro Reparto. Il mio sogno è che molti ragazzi seguano le orme del Comandante Alfa. Ho scritto questo e il precedente libro ‘Cuore di rondine’ per obiettivi molteplici: ringraziamenti agli uomini del Gis perché è la squadra che vince, da solo non riusciresti a fare quello che hai fatto; a mia moglie e alla mia famiglia, che mi hanno supportato e sopportato le mie lunghe assenze. Ma soprattutto vorrei dare un messaggio ai giovani, a cui tengo molto. In un momento come questo hanno bisogno di insegnamenti, di testimonianze e di esempi pratici.  Vorrei dire loro che non esistono obiettivi irraggiungibili ma che tutti gli obiettivi sono raggiungibili se si crede fortemente in se stessi. E alle prime difficoltà non bisogna mollare e piangersi addosso. Non si devono sprecare energie inutilmente, ma usare queste energie per ripartire più forti e convinti di prima, solo così si realizzano i propri sogni”.

La narrazione inizia dall’infanzia in Sicilia, a Castelvetrano in provincia di Trapani, dove un ragazzino coraggioso ha una grande voglia di crescere in fretta e farsi uomo. E si trova davanti a due strade: diventare un mafioso o un custode della legge. E a 17 anni sceglie di servire lo Stato, entrando nell’Arma dei Carabinieri. Il libro si apre infatti con una frase di Borsellino.

“Voglio essere presuntuoso e provare a essere un esempio per questi ragazzi. Sono partito dal profondo Sud, ho vissuto una infanzia un po’ sofferta, perché allora la mafia imperversava a Castelvetrano, e tuttora è fortemente sentita. Era molto più semplice scegliere la parte del male, vita e soldi facili. Ma i miei genitori e mio nonno mi hanno saputo educare al senso della legalità, della giustizia e della democrazia. Poi mi sono accaduti dei fatti che mi hanno fatto scegliere il bene. Ai giovani voglio dire che i soldi nella vita non sono tutto, la libertà di movimento non ha prezzo, perché io con i miei ho arrestato tantissimi latitanti pericolosi come camorristi, mafiosi, della ‘ndrangheta, che hanno vissuto per anni in una buca, dei soldi che se ne sono fatti? La libertà non ha prezzo”.

Il Comandante Alfa ci tiene a dare altri input ai giovani: “Non c’è niente di facile, nessuno ti regala niente, devi fare tantissimi sacrifici se vuoi raggiungere ciò che ti sei prefissato. Vorrei che i ragazzi leggessero questi libri, il cui ricavato va tutto in beneficenza, perché vorrei che capissero che se ce l’abbiamo fatta noi a raggiungere i nostri sogni e i nostri obiettivi, che non avevamo niente in più degli altri, ce la possono fare anche loro. Importante è non mollare mai, guardare sempre avanti, e non girarsi indietro, pensare al presente e al futuro”.

Cosa si sente di dire agli italiani sulla attuale minaccia terroristica?

“Il rischio zero non esiste poiché il terrorismo è un problema mondiale. Ma dico agli italiani di stare tranquilli. Finalmente abbiamo creato una squadra: istituzioni, intelligence, forze speciali, arma territoriale, polizia. Stiamo remando tutti nella stessa direzione. Ci siamo addestrati. Abbiamo organizzato, pianificato su tutti gli obiettivi sensibili in tutto il territorio nazionale. Non abbiamo sottovalutato niente, treni, teatri, centri commerciali, feste, qualsiasi cosa. Abbiamo fatto tantissime operazioni, arresti, senza creare allarmismi. Stiamo lavorando molto sulla prevenzione”.

Come si trasforma la paura in coraggio?

“Con la convinzione di avere scelto una missione: aiutare chi ha bisogno. Con un forte addestramento, realistico. E poi c’è una parte che viene dal cuore. Siamo un gruppo che funziona perché ci vogliamo bene veramente, sappiamo che ognuno sacrificherebbe la propria vita per l’altro. Siamo un insieme di talenti, coeso. A pochi secondi dall’intervento, attraverso questa fessura (tocca il mephisto, ndr), ci guardiamo negli occhi, capiamo che siamo pronti. In quegli istanti cambia anche l’odore dell’aria, la paura ha un odore strano, si sente un silenzio diverso. Poi abbiamo un gesto scaramantico, una forte stretta al bicipite che significa che siamo tutti uniti, e si entra in azione”.

Nel libro scrive: “Non ho perso la mia umanità. Dentro di me c’è ancora il ragazzo siciliano che inseguiva il volo di una rondine per scoprire il segreto del coraggio”. Vedere da vicino tanta crudeltà non l’ha indurita?

“Il senso di vendetta è umano, quando vai a prendere qualcuno e ti spiegano i reati orribili che ha commesso. Ma non siamo dei giustizieri. Non bisogna cedere all’istinto della vendetta. Dobbiamo assicurarli alla giustizia e ci sono altre persone preposte a dare loro la giusta pena. Il cervello resta l’arma più importante. Equilibrio e autocontrollo sono requisiti indispensabili per chi deve agire sotto forte stress, in situazioni pericolose e delicate, dove non c’è soltanto da rendere inoffensiva la minaccia ma anche, ad esempio, salvare ostaggi”.

Come quando siete stati nella ex Jugoslavia…

“Questo gli italiani lo devono sapere: il Gis è diventato da tempo la forza speciale preferita dal Tribunale dell’Aja per quanto riguarda la cattura di criminali di guerra nei confronti dei quali è stato spiccato un mandato di cattura internazionale… Proprio per la fiducia riposta nella capacità di precisione del Reparto nel condurre a buon fine e senza colpo ferire alcuni tipi di intervento. Questo è un grande vanto”.

Nel Gis si ripete come un mantra, “più sudore, meno sangue”. Quindi più addestramento possibile e realistico per poter evitare in azione spargimento di sangue.

“Non vogliamo decidere il destino delle persone. Combattiamo solo se necessario e per difenderci. Noi agiamo con grande velocità e precisione e quindi evitiamo il conflitto”.

Lei ha ricevuto molti riconoscimenti, però spesso scrive nel libro che le gioie più grandi sono i ringraziamenti, le parole di chi avete strappato ai rapitori o alla morte. Chi le è rimasto più nel cuore, forse una bambina salvata?

“Quando riesci a ridare il sorriso a una famiglia che stava soffrendo, a una persona rapita… Questo ha più valore di tutto, sono le soddisfazioni che ti rimangono dentro. Come le persone che stanno qui ad ascoltarmi adesso e quelle che leggeranno il libro. I carabinieri non si arruolano con la speranza di ricevere un domani una medaglia. Forse io sono il militare più decorato d’Italia, ma sono gli attestati di stima e di affetto a riempirti di orgoglio. Conosco bene il terrore che prova un bambino rapito. L’ho letto negli occhi di Patrizia Tacchella, la bimba di 8 anni che liberammo nell’aprile del 1990 facendo irruzione in una villa sulla Riviera ligure. Non dimenticherò mai il suo abbraccio e le parole che mi sussurrò nell’orecchio: Vi aspettavo! Questo non vale nessuna medaglia”.

E di nuovo un tripudio di applausi.

Da operativo del Reparto a istruttore delle nuove leve del Gis. Cosa si prova nell’infondere negli altri il proprio sapere, le sue esperienze?

“L’amore verso questo mestiere, l’ho fatto per 40 anni con il cuore. Ai ragazzi ho trasmesso i valori della lealtà, della sincerità, della democrazia, di avere rispetto anche del nemico. Lavoriamo molto sulla testa degli allievi. Chi viene al Reparto ha già i requisiti fisici e caratteriali necessari per il Gis poiché è un parà che arriva dal Reggimento Tuscania. A noi interessa che il ragazzo sia convinto di fare sacrifici, fatica fisica e mentale, sempre pronto a partire quando lui è di turno, e si deve saper inserire nel gruppo”.

Il Comandante Alfa con questo libro vuole dunque lasciare una eredità scritta sul Gis, le sue attività, e dare l’esempio con una vita di sacrifici, di abnegazione per proteggere la legge e lo Stato. Dopo essere stato operativo e poi istruttore delle nuove leve del Gis, pensa già a un progetto per il futuro. Il divano non fa davvero per lui.

“Stiamo creando, vicino a Roma, un’area addestrativa a livello mondiale, dove nascerà una scuola adatta a tutta la famiglia. Ci saranno una piscina, poligoni di tiro, un maneggio, percorsi per mountain bike, aree per guida operativa, veloce, sicura e sullo sterrato. Abbiamo pensato anche all’accessibilità per i disabili. Un posto dove poter trascorrere il fine settimana. Vorremmo che i ragazzi, invece di andare a rischiare la vita con mode assurde per noia e mettersi in mostra, venissero da noi, a provare adrenalina ma in sicurezza, e così poi la sera vanno a letto stanchi. Organizzeremo anche corsi di autodifesa per le donne”.

Una bellissima giornata che mi rimarrà nel cuore… Grazie al Comandante Alfa del Gis, alla libreria Mondadori e alla Proloco di Grosseto. Grazie a tutte le persone che sono venute all’incontro. È stato un onore presentare il Comandante Alfa ed è stato anche divertente. Un uomo normale chiamato a imprese straordinarie. Un uomo che parla con il mephisto ma senza maschere.

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