L’Atlante dell’Invisibile di Barbaglia, per non smettere mai di sognare

Ti cattura e trasporta in un’atmosfera fiabesca L’Atlante dell’Invisibile, il secondo romanzo di Alessandro Barbaglia, pubblicato da Mondadori, prima edizione maggio 2018. La Locanda dell’Ultima Solitudine, uscito nel 2017, era stato una scoperta, una luce improvvisa che mi aveva fatto conoscere Barbaglia, poeta e libraio di Novara dallo sguardo profondo e il viso sincero. Nel frattempo quel suo primo romanzo, finalista al Premio Bancarella, è diventato Oscar Mondadori e audiolibro. Stavolta, quindi, si doveva fare i conti anche con l’aspettativa. La mia era alta. E alla fine della lettura sono felice di sentire che l’aspettativa non è stata delusa. Anzi, questo secondo romanzo dimostra che Barbaglia avrà ancora molto da raccontare, regalandoci piacevoli ore tra le sue pagine, i personaggi, le storie, i guizzi poetici, lasciandoci a tratti degli interrogativi sulla vita. Nell’Atlante dell’Invisibile si alternano i capitoli in cui si narra di tre bambini e di una giovane coppia.

Ismaele, Dino e Sofia vivono a Santa Giustina, paese di baite ai piedi delle Dolomiti che sta per essere sommerso da una massa enorme di acqua che cancellerà il loro prato dei giochi, tutto il loro mondo reale e invisibile. La costruzione di una diga, infatti, creerà un lago artificiale. Il progetto iniziale risale al 1946, anche se di fatto per giungere agli espropri, a cui all’inizio gli abitanti si ribellano, e alla sua realizzazione si arriva agli anni Ottanta. Gli altri due protagonisti sono Elio e Teresa, due giovani che si conoscono proprio nel 1946, per l’esattezza il 19 marzo, in un bar sport gremito di gente attenta a seguire la cronaca radiofonica della prima Milano-Sanremo del dopoguerra. È proprio nell’intervallo interminabile tra il vincitore Coppi e il secondo arrivato, Lucien Teisseire, che i due hanno modo di sfiorarsi in un ballo, l’inizio di un grande amore.

Elio costruisce mappamondi originali, elargisce laghi e vulcani, montagne dove crede che stiano meglio. Annulla i confini, crea nuovi mondi tutti da esplorare. Anche se poi Teresa, pignola, rimette in ordine le geografie. Come i tre bambini di Santa Giustina, anche Elio riesce a scorgere l’invisibile tra le pieghe del reale, con gli occhi della fantasia. Alla fine le due storie parallele confluiranno in unico racconto epifanico. Con il suo stile unico, poetico, romantico, Barbaglia commuove e fa sorridere. Mi ha ricordato che per molto tempo non sono più riuscita a vedere nulla nelle nuvole se non le nuvole stesse. Da quando l’amore è nella mia vita, ho ricominciato a scorgere volti, animali, conchiglie. Quella parte bambina di noi che spesso è schiacciata dal quotidiano, si è riaffacciata. Al piccolo Lorenzo, nato a maggio, quando è uscito il libro, sono sicura che suo padre Alessandro Barbaglia racconterà favole meravigliose. Molte cose scritte nel romanzo sono inventate, qualcuna è vera, e vanno a braccetto. Il libro è molto bello e forse nella parte finale lo è ancora di più, si veste di una intensità maggiore. È un po’ la resa dei conti, quando le divisioni si riuniscono, da cui imparare un messaggio per vivere meglio questa vita, a volte tanto difficile eppure pronta in un attimo a stupirci di straordinaria bellezza.