“La guerra è finita” nel dolore e nella speranza

FOTO LA GUERRA E' FINITAÈ ispirata a una storia vera la serie tv “La guerra è finita” che torna su Rai1 proprio stasera alle 21.30, 27 gennaio, nella Giornata della Memoria. Come recita il titolo, la seconda guerra mondiale finalmente si è conclusa ma le ferite che ha lasciato sanguinano ancora. Per chi ha vissuto l’orrore dei lager nazisti ed è miracolosamente sopravvissuto all’Olocausto, il ritorno a casa non è sufficiente a lenire il dolore. La ripresa è dura. Ma tra le macerie materiali e psicologiche dell’Italia del dopoguerra si scorgono anche la solidarietà, la speranza, la gioia delle piccole cose. Con tocco delicato nel racconto del male subìto e allo stesso tempo fermo nel mostrare la banalità del male che certo non poteva essere edulcorata, la serie tv emoziona, coinvolge nell’incubo e nel sogno.

Per la regia di Michele Soavi, quattro prime serate con Michele Riondino e Isabella Ragonese, in onda in prima visione su Rai1 dal 13 gennaio al 3 febbraio, ogni lunedì. In replica su RaiPlay. Interamente girata nel territorio della provincia di Reggio Emilia, la serie, creata da Sandro Petraglia, è una produzione Palomar in collaborazione con Rai Fiction, prodotta da Carlo Degli Esposti e Nicola Serra con Max Gusberti.

Nei giorni convulsi successivi alla Liberazione, Davide, un giovane ebreo ex ingegnere interpretato da Michele Riondino (sempre più bravo e emozionante) comincia la febbrile ricerca del figlioletto e della moglie deportati nei campi di sterminio. Per caso lui non era stato presente durante il rastrellamento della propria famiglia e da allora si era fatto partigiano. Poi c’è la pedagogista Giulia – la straordinaria Isabella Ragonese – figlia di un imprenditore che ha collaborato con i nazisti, che mette tutto il suo impegno come volontaria per cancellare l’onta paterna. Le strade di Davide e di Giulia si incrociano per caso, quando entrambi si trovano alle prese con alcuni bambini e ragazzi, reduci dai campi, che non sanno da chi andare, cosa fare, dove trovare un rifugio. Aiutati da Ben (Valerio Binasco), un ex ufficiale della Brigata Ebraica, Davide e Giulia occupano la tenuta agricola dei Terenzi che è in stato di abbandono. Proprio qui, in una piccola scuola rurale, aveva insegnato la giovane moglie di Davide. Giorno dopo giorno, con pochissimi aiuti dall’esterno, bambini e ragazzi italiani e stranieri riscoprono il rispetto reciproco, la solidarietà, la voglia di giocare, studiare, lavorare, amare. Tra i più piccoli Giovanni, che non riesce più a parlare dopo le atrocità che ha visto e si limita a disegnare. Quella tenuta, organizzata in dormitori, scuola, mensa, spazio per il gioco e il recupero psicologico, diventa la casa di tanti bambini e ragazzi rimasti soli.

“Se non la racconti, la memoria non esiste. Questa volta il mio lavoro – spiega il regista Michele Soavi – non è stato quello di divertirsi a intrattenere il pubblico con la suspense, scene d’azione e vari trucchi del mestiere, ma quello di raccontare la cronaca come fossi il testimone di una storia esistita veramente, come affiorassero scene da un libro di ricordi. Ho pianto tantissimo leggendo le sceneggiature e la storia mi ha fatto tanto pensare al Re degli Elfi di Goethe: un papà che corre galoppando all’impazzata in una notte tempestosa stringendo al petto il suo bambino nella speranza di riuscire a salvarlo… Ecco, raccontare quel raggio di speranza era il mio compito. Questa serie non vuole riaprire vecchie ferite ma incoraggiare a un risveglio e a porsi delle domande. E soprattutto per non dimenticare mai e dire al mondo mai più”.

“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”.

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