L’espressionismo di Andrea Ferrari

L’antologica dell’artista in esposizione da Toscano Alta Sartoria

È un’immersione nei colori accesi e negli stili cangianti che hanno attraversato finora la creatività dell’artista Andrea Ferrari la mostra da Toscano Alta Sartoria. Per descriverlo si è fatto riferimento a post-macchiaioli, poster del cafè-chantants di Touluse Lautrec di Place Vendom, Ballo in maschera di Giuntini, parodia post-impressionista, Ligabue, post-impressionismo.

Le tele dialogano con l’ambiente circostante fatto di antiche macchine da cucire, rocchetti di filo, giacche abbinate a scarpe di cuoio ma anche a sneakers, secondo gli usi più moderni. La mostra “Andrea Ferrari, Dipinti e Gioie” resterà allestita da Toscano Alta Sartoria, in via Genova 5 a Grosseto, fino al 31 luglio e potrà essere visitata dal lunedì al sabato secondo l’orario aziendale. Visite guidate su appuntamento contattando il numero 349.4450762. Conosciamo meglio il pittore espressionista originario di Grosseto. Andrea Ferrari è avvocato, pittore, creatore di gioielli, attore, scenografo.

L’artista Andrea Ferrari

Lo studio della giurisprudenza e la professione di avvocato come si intrecciano con l’estro artistico?

“Possono sembrare mondi lontani ma ci sono dei precedenti illustri: il commediografo Carlo Goldoni che esercitava come avvocato; e il pittore Edgar Degas che non amava la giurisprudenza ma fu instradato dalla sua famiglia di banchieri che volevano diventasse notaio. Andò a Parigi, si innamorò dell’arte, iniziò a frequentare gli artisti dell’epoca e poi è diventato l’artista che tutti conosciamo”.

Le opere in mostra da Toscano sono legate da un fil rouge?

“È una antologica perché raccoglie le opere dall’inizio ad ora. Le prime risalgono al 2011, in particolare sono il Ganimede, il nudo con le gambe accavallate, uno studio anatomico, mi sono ispirato alle tombe dei Medici in San Lorenzo a Firenze. Coevo è Achille che piange sulla tomba di Patroclo, un classico della pittura francese dell’Ottocento. Contemporaneo è anche il Prometeo incatenato, che però poi è stato rimaneggiato nel 2018 lavorandolo con l’olio.

Quando si entra nella prima grande sala, centrale emerge il bellissimo quadro Apres midi au vent.

“Alcune signore si ritrovano all’aperto nel primo giorno di primavera, ventoso, si tengono il cappello, le parole vengono portate via dalla brezza”.

Perché non hanno il volto?

“È un omaggio all’impressionismo ma dal punto di vista di un espressionista. È un remake delle opere francesi dell’impressionismo di fine Ottocento -Renoir, Monet, Manet – e le ho filtrate con il mio stile, con la mia tecnica”.

Qual è la tecnica usata nelle tue opere?

“È una tecnica mista: carboncino, acrilico e olio usati insieme. Poi l’esecuzione cambia, come si vede dal diverso registro delle varie tele in mostra”.

La passione per la pittura ti appartiene da sempre?

“Sì, da che ho memoria amavo disegnare e dipingere. Il disegno a mano libera è stata una cosa naturalissima per me. La maestra delle elementari quando portavo in classe i disegni che ci aveva dato da fare a casa pensava che avessi copiato o che fossero opera di mia madre, che è una pittrice. Quindi mamma dovette andare a scuola a spiegarle che erano davvero miei quei disegni. Amavo talmente dipingere che lo facevo anche sulle pareti di casa… Amavo molto Modigliani”.

Il mio professore di matematica mi chiamava Modigliani, per il mio collo lungo.

“Molto simpatico”.

Sì, originale. Dove dipingi di solito?

“Nel mio studio, a volte in giardino”.

Ma lui che ci guarda male chi è?

“Si chiama Pregiudizio. È un signore del Seicento che osserva con sguardo indagatore, giudica, pensa di sapere tutto. È stato realizzato interamente con le dita, senza pennelli”.

Provi maggiore libertà?

“Sì, è una bella sensazione, il contatto con la materia mi affascina”.

Ma, riprendiamo la cronologia dell’antologica.

“Dopo la breve parentesi del 2011, ho interrotto per qualche anno e ho ripreso alla fine del 2015 e ho iniziato con la produzione Espressione del doppio, l’inerenza e l’oltre, che è stata la mia prima collezione. La sua caratteristica è che ho lavorato solo con le dita. La produzione successiva è Kabarett. Ognuna è composta di circa 20 tele (non sono tutte esposte). Gli ultimi quadri sono L’abbraccio e Il bacio”.

Hai vinto moltissimi premi. C’è uno a cui tieni di più?

“Aver ottenuto riconoscimenti da Sgarbi e Daverio è stato molto emozionante. Ma non c’è un riconoscimento a cui sono più legato”.

In mostra anche bellissimi gioielli, da cui sono stata subito attratta come una gazza ladra dal luccichio.

Con l’artista Andrea Ferrari (foto Alberto Franceschini)

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