“L’ora di Agathe” dallo psicanalista

Il romanzo, Iperborea, è ambientato nella Francia degli anni ’40

Il conto alla rovescia per andare in pensione gli dà una sensazione di sollievo, almeno all’inizio. Lo psicanalista però, con l’avvicinarsi del traguardo, scopre in sé malesseri che talvolta aveva curato nei suoi pazienti, come l’ansia. Il romanzo “L’ora di Agathe” della scrittrice e psicologa danese Anne Cathrine Bomann, pubblicato in Italia da Iperborea, è ambientato in una cittadina francese degli anni Quaranta. Lo psicanalista, di cui non viene mai detto il nome e che narra in prima persona, ha trascorso la propria esistenza dedicandosi soprattutto al lavoro. La sua vita si divide tra due luoghi, la propria casa dove abita da solo, e il suo studio, dove ormai ascolta in maniera passiva e distratta i pazienti mentre disegna caricature di uccelli ed emette qualche suono di partecipazione alla seduta. Non ha parenti né amici e, avvicinandosi alla agognata pensione, si rende conto di aver osservato silenziosamente più che vissuto.

Qualcosa cambia quando la giovane Agathe insiste per essere presa in cura da lui, che da principio rifiuta proprio perché sta per lasciare la professione. Ma alla fine cede alla testardaggine della segretaria e all’insistenza della ragazza. Bruna, di un pallore mortale, magrissima, gli occhi grandi nel viso affilato, Agathe si mostra fragile eppure ironica, determinata. Mentre scava dentro al suo dolore per giungere al trauma che ha causato i suoi disturbi, Agathe è capace di cogliere il malessere che sta affrontando il terapeuta, angosciato dalla vecchiaia e dal vuoto che la sua esistenza diventerà senza gli impegni lavorativi. Improvvisamente lui si sente nudo, quasi un impostore, ma è costretto finalmente ad ascoltare sé stesso, a vivere pienamente.

Il libro mi ha colpito per la sua originalità e semplicità. La figura dello psicanalista ha catturato la mia simpatia, per quel modo crudo e allo stesso tempo buffo di pensare alla vecchiaia e per i piccoli grandi cambiamenti che sceglie di fare nella sua vita tutta uguale, almeno fino all’arrivo di Agathe.

Invecchiare – pensavo sentendomi invadere dall’amarezza – significa soprattutto veder crescere la differenza tra il proprio io e il proprio corpo, finché un giorno si diventa completamente estranei a sé stessi.

Dopo anni di supposizioni incontra il suo vicino di casa, per la prima volta prepara un dolce ed è un regalo, una torta di mele che ricorda il profumo speziato che Agathe ha lasciato nell’aria al loro primo incontro.

L’aroma del suo profumo ogni tanto mi sfiorava le narici come un alito di vento speziato

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