“Sentimental value”: una famiglia divisa e riconciliata dall’arte

Un film intimo, che mette in risalto i rapporti familiari fra due sorelle, Nora e Agnes, e tra loro e il padre Gustav Borg, desideroso di recuperare il tempo perduto, quello in cui è stato assente dalla vita delle figlie per inseguire la propria passione, il cinema. “Sentimental value” del regista norvegese Joachim Trier, dal 22 gennaio 2026 nelle sale cinematografiche italiane, ha già vinto a Cannes il Grand Premio della giuria, il Golden Globe al miglior attore non protagonista, ed è stato candidato a ben nove Oscar.

Sono andata a vederlo con tante aspettative – può essere rischioso – e mi è piaciuto molto per la centralità che dà alle emozioni, ai sentimenti, per la recitazione così coinvolgente soprattutto di Renate Hansen Reinsveen nel ruolo di Nora Borg. L’importanza degli affetti non riguarda soltanto le persone ma anche la loro casa, che diventa essa stessa personaggio, involucro della storia familiare e anche del set cinematografico che il padre regista vuole allestirvi per il suo nuovo film, il ritorno dopo tanti anni senza dar vita a un lungometraggio.

I continui litigi fra i genitori e l’assenza del padre, che da giovane ha preferito l’arte alla famiglia, hanno provocato delle profonde insicurezze in special modo nella figlia maggiore, Nora. Come la più piccola Agnes le dice in un tenero abbraccio, che è quello della locandina del film, lei ha vissuto diversamente l’infanzia perché ha avuto Nora a rassicurarla, a occuparsi di lei. Proprio per questo forse non ha avuto paura di creare una sua famiglia, con un compagno e un figlio. Mentre Nora non riesce a stabilire legami affettivi con i suoi partner, non andando oltre il sesso. È lei ad avere il rapporto più conflittuale con il padre, è lei ad aver proseguito l’arte di famiglia facendo l’attrice, è lei a vivere nell’ansia e a dover superare attacchi di panico ad ogni prima teatrale. Con lei sospiriamo, soffriamo e infine gioiamo perché la comunicazione riprende il suo corso, interrotto da decenni.

Ma il film di Trier pone l’accento anche sul cinema stesso, inserendo nella trama i tentativi di Gustav Borg (alias Stellan Skarsgard) di fare un film, e su quanto le piattaforme stiano modificando tutto in favore di logiche puramente di marketing. Ed è proprio nell’arte che la famiglia trova la sua conciliazione.

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